Il Turismo Indigeno e l’Identità di un Paese

Roma, 4 Maggio 2022

Turismo Esperienziale

Siete in Alberta, provincia occidentale del Canada al confine con lo stato del Montana, negli USA. State camminando lungo sentieri che serpeggiano tra costoni di roccia e boschi di conifere. Nelle orecchie avete solo il cadenzare dei vostri passi e lo scrosciare di un ruscello che scorre nelle vicinanze. Il vostro viso è accarezzato dalla stessa aria che lambisce il versante orientale delle Montagne Rocciose. Siete immersi nella natura, lontani dai rumori della quotidianità urbana, ma quello che all’apparenza sembra essere una qualsiasi attività di trekking, è in realtà un’esperienza unica. Avete una guida, e questa guida è un nativo dell’Alberta, un discendente diretto delle popolazioni che vivono quelle terre da ben prima della formazione degli Stati moderni, qualcuno che conosce davvero ciò che rende unici quei sentieri, che vi invita ad entrare in contatto con la loro essenza più profonda, vi accompagna fin dentro la sua comunità e la sua storia.

Questa è l’esperienza del turismo indigeno: autentico ed emozionale.

Turismo Indigeno Identità di un Territorio

Le popolazioni indigene al centro

Per trovare l’origine del processo di istituzionalizzazione del turismo indigeno, bisogna recarsi a Darwin, in Australia. Lì, nel marzo 2012, 191 delegati di 16 Paesi differenti (rappresentanti di comunità indigene, di agenzie governative e dell’industria del turismo) si sono riuniti nella prima Conferenza del Turismo Indigeno dell’Asia Pacifico, che si concluse con la Dichiarazione Larrakia sullo Sviluppo del Turismo Indigeno e con la nascita della World Indigenous Tourism Alliance (WINTA).

Tale Dichiarazione, ispirata alla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni del 2007, è il documento chiave per comprendere a pieno le peculiarità del turismo indigeno, che deve basarsi sulla valorizzazione della cultura e delle pratiche tradizionali delle popolazioni autoctone e, soprattutto, contribuire al benessere delle comunità indigene e dell’ambiente a cui esse appartengono.

Attraverso il rispetto delle tradizioni, la tutela della cultura e della terra, la partecipazione diretta delle popolazioni indigene alle attività turistiche e il loro coinvolgimento nei processi decisionali, le comunità indigene non sono più soltanto oggetto passivo, ma diventano soggetto attivo del turismo nazionale e internazionale, con ripercussioni positive sotto il profilo economico e sociale non solo per le comunità indigene ma per l’intero Paese.

Quest’ultimo punto risulta essere essenziale anche per quei governi che sono impegnati da anni nel processo di riconciliazione con le popolazioni autoctone, le quali hanno subito negli ultimi secoli i danni di un colonialismo spesso spietato, e di un turismo che non le ha valorizzate in maniera adeguata e anzi ne depredava il tesoro principale: l’Identità.

Dai Territori del Nord Ovest alle Isole del Pacifico

Lo scorso marzo, l’Indigenous Tourism Association of Canada (ITAC) e Destination Canada (l’ente governativo che si occupa del turismo canadese) hanno rinnovato la loro partnership attraverso la firma di un Memorandum d’Intesa. “Il governo del Canada è orgoglioso di sostenere le imprese turistiche indigene mentre continuiamo sulla strada della riconciliazione – ha dichiarato il Ministro del Turismo Canadese Boissonnault, – attraverso l’assistenza finanziaria, la tecnologia e la promozione in Canada e all’estero”. Boissonnault ha poi aggiunto che “l’economia canadese non si riprenderà completamente fino a quando il settore turistico non si riprenderà.” Sono dichiarazioni fondamentali perché racchiudono diversi fattori: l’importanza del turismo come elemento trainante della ripresa economica del Paese, la promozione dell’immagine del Paese all’estero e il ruolo significativo delle comunità indigene all’interno di questo processo.

Non è tuttavia solo il Canada a muoversi in questo senso. Numerosi sono gli esempi di turismo indigeno in ogni parte del mondo. L’Australia, attraverso la propria agenzia del turismo nazionale, è impegnata a far scoprire e riscoprire la cultura aborigena grazie al progetto Discover Aboriginal Experiences, un collettivo di circa 200 iniziative turistiche guidate da aborigeni.

In Asia, il Taiwan Tourism Bureau – nel solco della crescente attenzione del governo taiwanese nei confronti delle popolazioni aborigene – punta molto sulla presentazione di cerimonie, attività e festival indigeni, mentre in Mongolia è la cultura delle popolazioni nomadi a interessare maggiormente.

In Africa sono numerose le comunità indigene: dai Boscimani del Botswana agli Ashanti del Ghana, dai Mursi e i Karo dell’Etiopia agli Himba della Namibia e gli Zulu del Sudafrica. Spesso, le popolazioni indigene faticano a trovare la giusta visibilità, soffrendo in maniera amplificata le difficoltà che l’intero continente attraversa, ma vi sono esempi di sempre maggiore interesse nelle attività indigene da parte di alcuni governi. In Kenya, nel distretto di Laikipia, il lodge The Sanctuary at Ol Lentille lavorando in partnership con le comunità Masai ha conservato e protetto oltre 40.000 acri di natura incontaminata e dalla sua fondazione (2007) ha raccolto oltre 5 milioni di dollari reinvestiti nella comunità attraverso la costruzione di scuole, ospedali e progetti di risanamento dell’acqua, in collaborazione con la comunità Masai.

In Sudamerica merita una menzione la Fundacion National Turismo Indigena de Chile composta da dieci popoli originari del Cile con l’obiettivo di sostenere e tutelare la cultura nativa tradizionale del Paese. Allo stesso modo, in Ecuador si è sviluppato il Turismo Comunitario, ossia delle comunità indigene locali, con progetti come il Ricancie Project nella provincia amazzone del Napo che raccoglie dieci insediamenti tradizionali dove i turisti possono vivere e partecipare a diverse attività tipiche delle comunità indigene.

Anche in Europa esistono simili realtà. Un esempio è il Montenegro, che ponendo l’accento sulla sua storia di crocevia di popoli, evidenzia come i clan e le comunità tribali del territorio montenegrino hanno resistito nel tempo e sono giunte sino ai nostri giorni, soprattutto sui territori montani e nei piccoli villaggi lontani dall’urbanizzazione.

Un Turismo Sostenibile che valorizza l’Identità del Paese

Il ruolo del turismo indigeno può essere determinante nella promozione del Paese e in tutto ciò che ne consegue sul piano sociale, economico e culturale.

“Se gestito in modo responsabile e sostenibile – si legge sul documento ‘Recommendations on Sustainable Development of Indigenous Tourism’ del UNWTO – il turismo indigeno stimola l’interazione e la rinascita culturale, rafforza l’occupazione, allevia la povertà, frena la migrazione di fuga dalle campagne, dà potere alle comunità locali, in particolare donne e giovani, incoraggia la diversificazione dei prodotti turistici, consente alle persone di mantenere il loro rapporto con la terra e nutre un senso di orgoglio.”

Secondo un Discussion Paper rilasciato dalla National Indigenous Australians Agency nell’ottobre del 2019, i turisti internazionali che hanno partecipato ad attività collegate al turismo indigeno in Australia sono aumentati di oltre il 40% dal 2013, con una crescita media del 9% su base annua. Un dato che mostra sempre più l’interesse dei turisti per questa forma di turismo, con evidenti ripercussioni positive non solo sull’industria del turismo nazionale ma sull’intero ecosistema sociale.

Il turismo indigeno va incontro alle esigenze di più attori: le comunità indigene, i governi e i turisti stessi.

Ha un forte valore sociale dal momento che favorisce il processo di integrazione per comunità solitamente isolate se non proprio emarginate dalla vita economica del Paese.

Per le comunità indigene diventa una fonte di reddito e di autofinanziamento, con introiti gestiti dai membri delle comunità stesse e non più da organizzazioni private che trasformano i gruppi indigeni in semplici attrazioni inserite in un tour preconfezionato. In questo modo le comunità indigene possono autosostenersi senza bisogno di modificare le proprie abitudini, contaminare la loro cultura o intaccare l’ambiente naturale in cui vivono.

Allo stesso tempo i turisti devono essere consapevoli e quindi responsabili del loro comportamento ogni volta che entrano in contatto con nuove culture e nuovi stili di vita:

“Il turismo non deve essere un elemento di disturbo ma deve essere rispettoso dei ritmi di vita e delle usanze delle comunità indigene e non facendole diventare fenomeni da baraccone. Il visitatore deve essere educato e preparato a rispettare quegli aspetti che non sono asset turistici tradizionali, a visitare quei luoghi, ad assistere a determinati eventi o cerimonie.”  Livia Muto Nardone, Esperta di Sostenibilità applicata al Turismo.

Il Turismo Indigeno valorizza il territorio. Che sia un lago di grandi dimensioni, una vallata, una montagna o un deserto, l’ambiente non è solo sfondo ma diventa parte integrante dell’esperienza, poiché è esso stesso un attributo della comunità che ospita.

Il Turismo Indigeno valorizza e salvaguarda l’autenticità della destinazione, e quindi l’Identità stessa del Paese, differenziandolo dalle altre destinazioni.

La Promozione del Turismo Indigeno all’Estero

Lo scorso 1° aprile si è tenuto un incontro in Vaticano tra il Santo Padre e i rappresentanti dei popoli indigeni del Canada (Indigenous Tourism Association of Canada – ITAC) , durante il quale – sempre in ottica riconciliatoria – Papa Francesco ha colto l’occasione storica per chiedere perdono per i danni commessi dal colonialismo anche ad opera di ministri cattolici.

Per tale importante evento, Easy Diplomacy ha fornito il suo supporto attraverso l’organizzazione di una straordinaria performance nella suggestiva cornice di Piazza San Pietro. Entrambi gli eventi, politico-sociale e culturale artistico, sono inscrivibili in un più ampio contesto di promozione del turismo indigeno canadese che, a sua volta, fa da traino alla promozione dell’immagine del Paese.

Principali promotori del Turismo Indigeno nel mondo sono le associazioni e i professionisti della WINTA (World Indigenous Tourism Alliance): una rete globale di esperti del turismo indigeno che si occupa di implementarne e svilupparne le strategie di crescita.

In alcuni casi, i governi possono usufruire del contributo degli Istituti di Promozione Turistica all’estero, i quali hanno lo specifico obiettivo di dedicarsi all’offerta turistica complessiva del proprio Paese di riferimento. Ma pochi sono i Paesi che possono contare su un Ufficio di Promozione turistica.

La sinergia con le Ambasciate può divenire strategica ed efficace per tutti gli attori coinvolti, considerato che le Rappresentanze Diplomatiche sono i principali promotori del Country Brand, curano l’interesse del loro Paese e si occupano della sua immagine e percezione all’estero.

Tuttavia queste realtà – Ambasciate, Istituti di Promozione Turistica, associazioni e imprese dell’industria del turismo – hanno spesso necessità di appoggiarsi a Consulenti e imprese collocati sul territorio di riferimento, che conoscono il mercato italiano ed europeo, e le dinamiche attraverso cui è possibile coinvolgere il turista per attirarlo nei vari progetti nazionali.

Il turismo indigeno è un settore ancora inesplorato e proprio per questo capace di accrescere la qualità dell’offerta turistica con nuovi itinerari e nuovi percorsi esperienziali.  È il turismo del retaggio culturale, capace di rilanciare l’identità più autentica e singolare del Paese.

Non si tratta però solo delle radici del Paese di destinazione. Il turismo indigeno è il turismo delle nostre radici, le quali attendono solo di essere (ri)scoperte.

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