Il Soft Power della Diplomazia Religiosa e il Turismo

Roma, 29 Marzo 2022

Il concetto di soft power della diplomazia è stato esplicitato dal politologo statunitense Joseph Nye alla fine degli anni Ottanta. Da definizione, è la capacità di influenzare gli attori nelle relazioni internazionali tramite attività solidali e culturali, piuttosto che con l’uso della forza.

Negli anni a seguire, Jeffrey Haynes, professore emerito di Politica alla London Metropolitan University, ne ha esteso il senso. Haynes ha infatti incluso le religioni, riconoscendone un ruolo cardine nella politica estera.

Il soft power è una componente fondamentale nella diplomazia e, come non mai in tempi così incerti, le Ambasciate giocano un ruolo chiave: sono i principali interlocutori per la promozione del proprio patrimonio culturale all’estero e i rapporti geopolitici. Utilizzando il soft power anche della diplomazia religiosa, svolgono un nuovo, prezioso incarico. Non solo nelle relazioni internazionali, ma come volano di sviluppo e di promozione culturale e turistica del proprio territorio.

Sua Santità Papa Francesco e Sua Maestà il Re Mohammed VI

Il peso del dialogo interreligioso

Le Organizzazioni Non Governative sono il più classico esempio dell’uso di soft power. Ma, negli ultimi decenni, la promozione del dialogo interreligioso da parte delle istituzioni confessionali ha assunto sempre più peso.

L’Occidente ha perso centralità in favore del multipolarismo e la costruzione di una geopolitica stabile e sostenibile deve passare da questi aspetti. Il dialogo interreligioso si è sviluppato dalla fine del XX secolo anche come risposta alla globalizzazione.

Il network istituito tra i leader di culto a inizio Duemila ha organizzato incontri ombra in corrispondenza di G8 e G20: Inghilterra nel 2005, Russia nel 2006 e via dicendo. Al termine, veniva trasmesso un messaggio ai capi politici, sulle aspettative, le preoccupazioni, le responsabilità delle decisioni.

L’impegno del Vaticano negli eventi correnti

Gli eventi di più stretta cronaca stanno lasciando grandi incertezze. La guerra alle porte dell’Europa sta mettendo a dura prova il bilanciamento tra pacifismo, diplomazia e sanzioni economiche. Nelle trattative per la de-escalation, il Papa si sta spendendo per il dialogo con l’omologo russo ortodosso, il patriarca Kirill.

Il Vaticano può contare sia su un importante apparato diplomatico che sull’aspetto più strettamente ecumenico. Anche in questo conflitto, traspaiono l’appello al dialogo e alla sicurezza dei civili. Senza cercare un nemico da sconfiggere o puntare il dito, coerentemente con i principi ormai fatti propri dalla Chiesa.

Fratelli Tutti e Laudato si’

Fraternità e coesione sociale sono concetti determinanti per la convivenza pacifica, espressi dall’enciclica Fratelli Tutti del 2020. Firmata simbolicamente ad Assisi, l’enciclica invita gli attori, politici, economici, sociali, al lavoro attivo affinché si verifichino queste condizioni. Si può riconoscere una certa continuità con Laudato si’ del 2015, improntata sul rispetto dell’ambiente e l’ecologia.

Al centro ci sono inclusione e giustizia sociale, «al di là delle barriere della geografia e dello spazio». Fratelli Tutti auspica politiche non dettate dal mero aspetto economico e finanziario, ma che conferiscano dignità all’essere umano. Si prende coscienza che il mondo, sempre più interconnesso, non potrà che proporre soluzioni condivise. La pace non va considerata come semplice assenza di guerra, ma un’attività «artigianale» che ci riguarda tutti.

Le religioni, afferma l’enciclica, sono «al servizio della fraternità» e le violenze in suo nome sono dovute a «interpretazioni errate». Per questo, i leader religiosi sono chiamati al ruolo di «mediatori autentici».

La Visita del Papa in Iraq

Il Soft Power della Diplomazia ReligiosaUn momento concreto di promozione del soft power del dialogo interreligioso è la Visita papale in Iraq nel 2021. Particolarmente significativi sono stati l’incontro con l’ayatollah sciita Ali al-Sistani e la Tavola tenuta a Ur, terra di Abramo. Passi fondamentali verso un reciproco riconoscimento tra cristianesimo e islam, in linea con la Dichiarazione sulla Fratellanza Umana del 2019. Il documento, siglato a Dubai, aveva già segnato un punto di incontro tra Vaticano e sunniti.

Lo Stato iracheno è in un lungo processo di ricostruzione e molto si gioca sulla convivenza tra sunniti, sciiti, cristiani. L’inclusione, il rispetto dei diritti e delle minoranze, sono la via per ridare credibilità internazionale al Paese.

La scelta di Ur, oltre che ricca di significato biblico, ha avuto anche la funzione di rilancio del turismo . L’Iraq ha un patrimonio culturale di oltre 15 mila siti storici, di cui Ur è uno dei più visitati.

La Visita del Papa è un’occasione di grande valore per lo sviluppo del Dialogo Interreligioso in Iraq. Allo stesso tempo, ha promosso e reso visibile lImmagine odierna del Paese: aperto, amichevole e pronto ad innovarsi.

Marocco, il Re garante della convivenza interreligiosa

Altro tassello per il dialogo interreligioso è stata la visita di Papa Francesco in Marocco nel 2019. Anche se i maghrebini non hanno avuto le stesse problematiche dell’Iraq, è stato molto importante ribadire le buone relazioni con i cristiani. L’islam è religione di Stato, ma è garantita la libertà di culto, di cui il Re è promotore per legge. Tuttavia restano vietati proselitismo e manifestazione di fede (non islamica). La maggioranza degli abitanti è sunnita di rito malichita, considerato più moderato.

Re Muhammad VI e Papa Francesco hanno firmato l’Appello su Gerusalemme. Il documento riconosce la «sacralità» della città Santa e il «pieno accesso ai fedeli delle tre religioni monoteiste».

Patrimonio culturale, religioso e turismo

In Marocco i cattolici sono una ristretta minoranza, perlopiù proveniente dai Paesi subsahariani, che fa riferimento alle diocesi di Rabat e Tangeri. Essendo questa fetta anagraficamente molto giovane, viene favorito il loro accesso alle università anche grazie a borse di studio dell’UNESCO. La coesistenza interreligiosa negli atenei e nelle scuole è positiva, impegnata nei diritti umani, delle donne, dei lavoratori, alla salute. Generalmente, insomma, c’è apertura al dialogo e al rispetto reciproco tra le confessioni monoteiste, che condividono radici comuni.

Fes, patrimonio mondiale UNESCO dal 1981, è probabilmente il centro più famoso. La città, nel nord-est del Paese, attira ogni tipo di turismo ed offre percorsi specifici per diverse esigenze e interessi.

Il Marocco è una delle più forti dimostrazioni del soft power della Diplomazia, che ha saputo valorizzare le sue risorse culturali e religiose.

Convivenza interreligiosa in Indonesia

Un ulteriore caso positivo di convivenza interreligiosa, emerso più recentemente, è l’Indonesia, potenza del sud-est asiatico in rapida crescita. Dopo anni di violenze settarie e governi autoritari, il Paese ha ridefinito il dialogo interreligioso come parte costituente della propria identità nazionale.

Nelle ultime settimane si è anche pensato di invitare Papa Francesco, per attestare le buone pratiche di coesistenza e tolleranza. L’Indonesia è il Paese con il maggior numero di musulmani, circa 240 milioni, ma vede la convivenza di diversi gruppi etnici. Le istituzioni religiose e politiche si sono impegnate a sviluppare relazioni pacifiche e combattere l’intolleranza. Questo porta alla comprensione, all’insegnamento e rispetto delle reciproche diversità. Non a caso, il motto nazionale è «unità nella diversità».

Non solo Bali

Il diritto alla scelta del culto e alla sua pratica è garantito alle sei religioni riconosciute ufficialmente. Islam, protestantesimo, cattolicesimo, induismo, buddismo e confucianesimo.

Puja Mandala, a Bali, ospita ad esempio un tempio induista, una moschea, una pagoda e chiese cattoliche e protestanti. La città è vista come un orgoglio nazionale, simbolo di convivenza armoniosa e meta di pellegrinaggi per fedi differenti. Tuttavia, il turismo coinvolge tutto il Paese e contribuisce enormemente all’economia locale, per circa il 13% del PIL.

Ambasciate e promozione del Turismo

La diplomazia ha cambiato prerogative rispetto al ruolo svolto fino alla prima metà del Novecento. La politica estera in senso stretto ha ceduto spazio a tutto quanto può rientrare nel soft power: promozione dell’identità, del patrimonio storico e culturale.

Sviluppare il turismo, lavorare per la ripartenza dopo la flessione dettata dalla pandemia, sono per le ambasciate impegni preziosi. I flussi di viaggiatori possono apportare grandi benefici all’economia locale, grazie all’indotto che il settore è in grado di generare. Il turismo e la specifica nicchia, non ancora sufficientemente esplorata, del turismo religioso possono dare rinnovata energia e competitività vantaggiosa.

Prospettive future

turismo religiosoSecondo diverse società specializzate in analisi di marketing, il tasso di crescita annuale del turismo religioso ha ottime prospettive da qui al 2027. Anche perché l’offerta è variegata sotto tutti i punti di vista.

Per l’UNESCO, questi aspetti del viaggio stanno diventando allettanti tanto quanto il sole e le spiagge. Si tratta di un turismo a contatto con il territorio, dove natura e spiritualità si fondono per vivere pienamente l’esperienza.

Nel 2019, l‘UNWTO, Organizzazione Mondiale del Turismo, ha stimato che i siti di culto assorbono il 20% del turismo totale. In termini assoluti, si parla di trecento milioni di viaggiatori e un volume d’affari di circa 18 miliardi di dollari l’anno.

L’Asia è il nucleo fondante del turismo religioso, con il più grande numero di pellegrini e viaggiatori, interni e internazionali. L’agenzia segnala incrementi costanti e un potenziale enorme. Sia economicamente, per lo sviluppo delle realtà locali, sia per costruire il dialogo tra differenti fedi e culture.

La nuova offerta: Fiducia e Turismo consapevole

L’UNWTO ha sottolineato le difficoltà che i Paesi potrebbero affrontare nel tornare verso l’accoglienza di massa. Bisogna farsi trovare preparati, riorganizzando l’offerta in senso di preservazione dell’ambiente e del territorio, secondo determinate priorità.

Per questo, la sostenibilità e la conservazione delle eredità storiche sono e saranno la sfida chiave. Il principio è mantenere l’autenticità e l’integrità delle mete, garantendone l’accessibilità. Con strategie adeguate di comunicazione e il sostegno delle istituzioni, sarà possibile indirizzare i turisti in località meno note e complementari a quelle scelte. Gestione flessibile e affidabile, innovazione e cooperazione internazionale guideranno sempre più le decisioni in un’epoca di cambiamenti costanti.

In conclusione, il soft power della diplomazia religiosa e il turismo religioso apriranno sempre più opportunità. Sia in termini di sviluppo socio-economico che di immagine, sostenibilità ambientale e di reciproca comprensione.

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